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Tanti Auguri Presidente

by SpiderMax last modified 09/09/2006 14:52

I 79 anni di un grande romanista. Dal salvataggio della società allo scudetto, ripercorriamo 12 anni della nostra storia con il Presidente Franco Sensi al timone.

Era il mese di marzo del 1993. Tempi bui per il tifoso romanista, costretto a subire l'allucinante gestione societaria di Giuseppe Ciarrapico. Una serata come tante, una partita di coppa, quella col Borussia Dortmund, come tante. Un'eliminazione come tante. Col solito palo (di Benedetti, se non erro) frapposto al destino della Roma. Ma un altro colpo agitava il cuore del popolo giallorosso: il re delle acque minerali era stato arrestato, proprio poco prima del match. La Roma era nei guai, ma guai seri: qualora non si fosse riuscito a trovare un acquirente entro breve tempo che ripianasse i debiti, la società sarebbe stata dichiarata fallita. Si parlava di serie C2. La città in quei giorni sospirava, aspettando - senza crederci troppo - un salvatore.

Che invece arrivò, quasi inaspettato.

Franco Sensi, con l'aiuto del costruttore Mezzaroma, rilevò la società e la salvò dal fallimento. Per lui parlava la storia: il padre era stato tra i fondatori della Roma. Nei miei occhi di ragazzino aveva già la fama dell'eroe, di colui che ci avrebbe ricondotto verso quelle posizioni di vertice che pensavo spettassero ad una società che portava il nome della città più importante del mondo.

I primi anni non furono facili. Per qualche stagione Franco campò di relativa rendita, potendo contare sul fatto che la gente fosse riconoscente con lui per aver salvato la società. Era una Roma modesta, senza grandi campioni, che al massimo poteva ambire ad un posto in Coppa Uefa. La più grande soddisfazione rimaneva un derby vinto 3-0 con Mazzone sotto la Sud.

La gestione societaria lasciava parecchio a desiderare. I tifosi cominciavano a contestare il presidente, reo di parsimonia in sede di campagna acquisti. Di lì a poco sarebbe nato il famoso coro "Franco Sensi bla bla bla" dati i continui impegni non mantenuti. Ogni estate si ripeteva lo stesso refrain: "comprerò 3 campioni, 4 campioni, 5 campioni....". Ma arrivavano sempre mezze figure in luogo dei presunti grandi acquisti.

Nonostante ciò, mantenevo intatta la mia incrollabile fiducia verso di lui. Era un romanista come me, se sbagliava lo faceva solo per troppa passione.

Vennero gli anni di Zeman. Il Boemo riportò entusiasmo in un ambiente ormai avvolto nella mestizia. I tifosi tornavano a cantare orgogliosi di quella Roma dal gioco spettacolare e battagliero. Anche il presidente lo era, a suo modo: storiche le sue battaglie in seno al consiglio federale, il suo contrapporsi continuamente allo strapotere delle tre grandi storiche squadre del nord. Venne il doping, le polemiche si inasprirono, la Roma e il suo presidente erano sempre più soli. Il boicottaggio evidente, il malcontento generale.

Bisognava fare buon viso a cattivo gioco: via il Boemo, ecco Capello. Fu la prima volta che ebbi una profonda delusione dal presidente: come si poteva conciliare tutto ciò con le battaglie precedenti? Per molti mesi seguii le vicende della squadra con maggiore distacco.

Finchè non venne un brutto giorno: la pioggia regalò lo scudetto alla Lazio, e tante maledizioni a Franco Sensi. La mia stima per lui era ormai ai minimi termini, tanto che anche io - dopo anni di fiducia incondizionata - passai dalla parte dei contestatori, di coloro che non ne potevano più di promesse, promesse, promesse.

Venimmo subito ripagati: dopo anni arrivarono i grandi campioni che finora avevamo soltanto immaginato. Batistuta, Emerson e Samuel ci portarono a quello scudetto tanto atteso quanto inaspettato.

Il nostro battagliero presidente era riuscito a farcela: battere tutti da solo, senza appoggi o errori arbitrali. Mettere in riga tutti dietro al suo carattere sanguigno, verace, a quel modo di parlare poco diplomatico ma sempre efficace.

Dopo solo un anno i tifosi erano di nuovo con lui. Era l'apice della sua gestione, e io ero contento di aver ritrovato il "mio" presidente. Scoppiava di salute, era veramente felice come tutti noi. Come un semplice tifoso.

Gli anni seguenti? Un inseguirsi di clamori, incertezze e grosse delusioni. Intanto anche la salute del presidente vacillava: il suo corpo vecchio e stanco non ne poteva più di tutte quelle battaglie combattute, dello stress accumulato in un ruolo importante ma sfiancante. Nonostante tutto, i tifosi non lo abbandonarono. Diverse le dimostrazioni di affetto per quell'anziano condottiero: non era più il "bla bla bla" di una volta, ma una parte di storia della Roma. Da amare e rispettare, senza discussioni.

E allora tanti auguri presidente, che tu possa tornare fiero e battagliero come un tempo. Ormai ti sentiamo poco e ti vediamo ancora meno. Solo tua figlia resta a rappresentarti, ma facciamo fatica a capire come possa essere parte del tuo stesso sangue. Siamo sicuri che, nonostante la vecchiaia e la stanchezza, anche tu sei amareggiato per quanto sta succedendo intorno alla tua amata Roma.

Ma noi facciamo sempre il tifo per lei, come lo facciamo per te. Uno dei più grandi romanisti della nostra storia, unito a noi da 12 anni di intensa passione.

Auguri.


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