Troppo facile...
Quello che siamo, non possiamo cambiarlo e meno male! Pensate che sfiga nascere juventini...
Sono stata fortunata: ho potuto vedere la partita della Roma per intero e senza interruzioni… Che c’è di strano? Ma secondo voi, in una casa dove c’è un gobbo che paga l’abbonamento a Sky, quali sono le priorità pedatorie? Ecco, bravi, avete capito, non è necessario che mi dilunghi sul perché e sul come. Basta ricordare che la Juventus giocava il posticipo e tant’è. Troppo facile. Comunque dicevo che sono stata fortunata, perché ho visto la mia bella squadra porpora ed oro giocare lievemente su un campo di patate e passare indenne tra Scilla e Cariddi, laddove in passato aveva sofferto e non poco… OK, la Reggina s’è impoverita, ha venduto i suoi gioielli, non è più quella di prima, ma mia nonna diceva sempre che è meglio guardare chi sta meglio, non chi sta peggio. E noi stiamo meglio, molto meglio di prima.
Per rispettare la ritualità di certi pomeriggi in cui la Roma vince od ottiene gloriosi pareggi, mi sono sciroppata 8 ore di TV, saltando da Sky a Rai Tre (Mediaset e Bonolis NO, mi rifiuto!!!!), sperando anche di sentire qualcosa di buono e positivo sulla Roma. E di sentirlo non da Carlo Zampa, ma da un qualunque conduttore di TV pubblica o a pagamento. Qualche briciolina è arrivata, ma la parte del leone come al solito la hanno fatta “le tre grandi”. Troppo facile, cari miei. Troppo facile osannare Adriano asfaltatore del Treviso, scusare il Milan nel pantano, lustrare la Juve e dire e ridire delle grandi speranze e dei grandi traguardi che ci aspettano (ci a chi? Parlassero per loro) sulla rosea strada paradisiaca per la Champions’ League… ci è mancato poco che non tirassero in ballo anche qualche “eterno presidente” e qualche “alba radiosa” alla faccia del defunto Kim-Il- Sung. Vabbè, è stato uno spettacolo indegno, ma almeno sappiamo cosa dobbiamo aspettarci in futuro e quali tiritere drogheranno le nostre orecchie da ora a maggio. Troppo facile, ma da giornalisti come Carlo Paris e Francesca Sanipoli (questi sono i miei archetipi… peggio di loro c’è ben poco in giro… e meno male che la seconda che ho detto non la devo più vedere a Stadio Sprint) che vogliamo aspettarci?
Ovviamente, non ho potuto esimermi dal posticipo. In realtà, non ci avrei neppure rinunciato, perché la curiosità era tanta, ma anche tanta la rabbia. Rabbia che è enormemente aumentata quando ho visto gli juventini saltare sugli spalti e cantare “Chi non salta romanista è”. Che cosa c’entrava, scusate? Dovevano giocare con il Chievo, mica con noi! E poi ci sostengono che non bisogna odiarli. Troppo facile. E troppo facile tifare Juve, anche. Che ne sanno loro della fede cieca? Che ne sanno loro di un tifo, di un amore così esclusivo che non ti consente di vedere altri colori se non il porpora e l’oro? Che ne sanno della gioia e delle lacrime per uno scudetto, loro che ne hanno vinti nove volte tanti? Non c’è fame, non c’è amore, non c’è nulla. Tifare Juve o Milan è troppo facile, perché troppo facile è tifare per lo strapotere di chi vince sempre (OK, non voglio parlare di Istanbul qui), di chi cannibalizza il calcio ed il mercato, di chi cambia le regole a proprio vantaggio e insegna ai giornalisti a calpestare la professionalità in nome dell’asservimento al potere economico.
“Io so’ io e voialtri non sete un cazzo” dichiarava Alberto Sordi nei panni del Marchese del Grillo. Non voglio dire con questo che noi romanisti siamo meglio degli altri, che solo noi siamo depositari del vero tifo e che come noi non c’è nessuno (oddio…), ma riconosceteci almeno che questo amore è unico, che questa fede è unica, che come noi non gioisce e non soffre nessuno. Sbagli ne abbiamo fatti tanti, ne facciamo e ne faremo… ma ameremo sempre, senza compromessi. Diceva Tito Livio “ Et vivere et pati fortia romanum est – È da Romano vivere e soffrir cose forti”. Non c’è altro da aggiungere.