You are here: Home Risultati e classifiche Stagione 2005/2006 Articoli Stadio pieno, poltrone vuote
Navigation
Annunci
Log in


Forgot your password?
New user?
Licenza
Creative Commons License
Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons.
 
Document Actions

Stadio pieno, poltrone vuote

by Stargazer last modified 09/09/2006 14:52

La partita con la Juventus ha forse sancito ufficialmente la fine di un'epoca d'oro per la Roma. Non si sa cosa ci riserva il futuro, ma una cosa è certa: non ha più senso stare davanti alla TV.

La partita di ieri sera, preceduta dagli atti di sottomissione dell'AD Rosella Sensi e dalla contestuale presa di distanza da personaggi controcorrente come Zeman, ha forse sancito in maniera ufficiale la fine della seconda epoca d'oro della Roma. Il risultato secco, perentorio e soprattutto il modo in cui è maturato hanno mostrato quanto sia profondo l'abisso che separa le due "big" da tutti gli altri, un abisso impossibile da colmare stante l'attuale configurazione politico-economica in cui versa il calcio italiano.

Inutile e stupido pensare che gli anni a venire possano riservarci particolari glorie, a meno che non spunti all'improvviso un cavaliere dal cavallo bianco che prenda per mano la Roma e la conduca verso un radioso futuro. Purtroppo non se ne vedono all'orizzonte. La cosa più razionale da fare è prenderne atto e abituarsi all'idea il prima possibile.

Ed ecco che si configura il dilemma: cosa vuol dire, ora, essere romanisti? Come si esprime questa passione ora che non avrà più il suo culmine nella lotta a viso aperto contro le tradizionali e prepotenti "grandi"? La risposta più naturale del tifoso avvilito potrebbe sembrare quella di ritirarsi nel proprio salotto e diventare spettatore a distanza, armato di pay-tv e telecomando, disertando uno stadio che ormai non ci vede più protagonisti e ammirando un po' invidioso lo strapotere del nord.

Io penso esattamente il contrario. Preso atto della situazione e di quello che sarà con tutta probabilità il futuro prossimo, sono convinto che il tifo da salotto non abbia più senso. Paradossalmente aveva più ragione d'essere prima quando eravamo forti, ricchi, potenti, controcorrente; quando la squadra parlava da sola sul campo e la società conduceva le sue giuste battaglie; ma oggi e nel futuro il tifo romanista non può che esprimersi allo stadio, in loco, fra la gente. Quella Roma che andava avanti anche da sola oggi non c'è più: siamo noi la Roma, come del resto lo siamo sempre stati, ma oggi più che mai. La partita in tv rimane lì, fa male e basta, istilla solo una sensazione di impotenza e taglia fuori ciò che oggi è la vera essenza della Roma: il calore, i colori, le sciarpe, i cori, gli striscioni. In una parola: l'amore.

Una volta mi trovavo in Curva Sud con alcuni amici dell'Impero Giallorosso. Quale fosse la partita non ha importanza, ma l'Olimpico era pieno, l'atmosfera era elettrica, il tifo e l'entusiasmo erano alle stelle, in uno stadio stracolmo d'amore per la nostra squadra, i nostri colori, la nostra città. Un caro amico, Piero Ronci, che mi stava davanti ad un certo punto si girò verso di me e urlò entusiasta: "Ma lo vedi? Li senti? Non importa più giocare, abbiamo vinto noi! Capisci? Il risultato non conta: abbiamo già vinto!". Non lo scorderò mai.


Powered by Plone CMS, the Open Source Content Management System

This site conforms to the following standards: