You are here: Home Risultati e classifiche Stagione 2005/2006 Articoli Per sempre un CUCS
Navigation
Annunci
Log in


Forgot your password?
New user?
Licenza
Creative Commons License
Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons.
 
Document Actions

Per sempre un CUCS

by Ciccio Pallino last modified 09/09/2006 14:52

Tanti ricordi ed emozioni vengono a galla pensando a come questo gruppo mi è entrato nel sangue e al perché ancora oggi mi sento un CUCS.

Parlare del CUCS per me come per tanti, significa parlare di una parte della nostra vita che per moltissimi aspetti ci ha fatto diventare quello che siamo oggi, nel bene e nel male. Tanto si è detto, scritto e spesso a vanvera. Avendone fatto parte (e ancora mi sento lì sul muretto) cercherò di descrivere i suoi primi passi e una delle vere motivazioni della nascita di questo storico gruppo.

Durante il “dominio” - se cosi si vuole chiamare - laziale dei primi anni 70, la Roma non splende come squadra. Si naviga nella bassa classifica, anche perché il povero Anzalone, che non è certo Agnelli o Fraizzoli a cui va il merito di riscostruire una societa fantasma, fa quello che può. In questi anni l’unica soddisfazione viene dal cosidetto “anno d’oro della Roma”, un terzo posto raggiunto in maniera rocambolesca sotto la guida del Barone che dopo le prime 8 scarsissime giornate infila una serie spettacolare di partite positive culminate dal sorpasso al derby di ritorno (il mio primo!) con una squadra fatta di scarti: da Prati del Milan al grande Picchio De Sisti dalla Fiorentina. Questa inferiorità sul campo viene ripagata alla grande sugli spalti dove il tifo della Roma è senza dubbio il più forte, caloroso, popolare, spontaneo. Propio questa inferiorità fa scattare la scintilla di essere in qualche maniera migliori degli odiati cugini; giusto quindi dire che questa voglia di rivincita è un avo del poi CUCS. Verso la metà degli anni 70 il tifo in curva cambia: dai piccoli gruppetti di amici (mio primo gruppo il S.Ippolito in curva nord) si passa a gruppi organizzati, da semplice bandiere a striscioni che identificano non solo l’esistenza del gruppo stesso, ma la maniera di fare tifo, accreditandosi così il ruolo di veri tifosi e “primi” grandi sostenitori del morale della squadra.

Fra questi crescono forti nelle curve: Commando, Fedayn, Boys e Guerriglieri. I primi due di provata tendenza di sinistra, dovuta anche ai nomi che all’epoca ricordavano una rivoluzione sociale contro uno stato borghese o assediatore, il terzo essenzialmente di destra. Qui bisogna approfondire com’era all’epoca la vita politica del paese. I quarantenni up sicuramente si ricordano che anni caldi potevano essere; portare un tipo di scarpe, la basetta lunga o no, la felpa, segnalava la tua dentenza. Erano anni chiamati di piombo, dove gli scontri prima con la polizia e poi fra tendenze erano all’ordine del giorno. Fare vita di sezione, qual’ora fosse di sinistro o destra, significava fare una vita pericolosa, una vita certamente cattiva d’animo. Anche in curva come in tutta la città la politica fa la sua entrata e lo si vede prima in schermaglie sporadiche, poi in ripetuti scontri domenicali prima e durante la partita.

La curva diventa un posto pesante. Tantissima gente normale o famiglie che vengono per vedere la partita si lamentano. Quante volte ho visto persone innocue finire nelle risse con sguardi atterriti dalla paura e dalla stupidità di quest’atto. Mi piace pensare che dove lo Stato a quell’epoca fallì completamente portando prima una pausa e poi una relative pace nelle strade, università, quartieri, riesce l’Amore della Roma e per la Roma in questo intento! Quello che per qualche domenica si vocifera diventa realtà: i maggiori gruppi si danno appuntamnento e l’idea di creare il primo vero gruppo unito in una curva diventa realtà. Il nome è lungo come il suo mitico striscione, COMMANDO ULTRA CURVA SUD, la scelta del muretto è obbligatoria anche se avviene in due momenti. Possente la scritta bianca sul fondo rosso/granata. Mai vista prima in nessun stadio d’Italia la “forza” d’impatto del tifo che il gruppo genera. Dalla Nord si guarda all Sud con ammirazione, rispetto. La paura di fallire nel far coesistere caratteri così forti viene subito scacciata. In poche domeniche il CUCS diventa un modo alternativo di essere romano e romanista. Per la prima volta ci si ritrova fianco a fianco con il compagno o con il fascio e non te ne frega niente perché entrambi sono li per dare corpo al grande amore che tutti abbiamo per la MAGGICA! Lo stesso “nemico” che potevi incontrare in autobus o all’uscita di scuola, oggi e un amico con cui si divide il panino o la sigaretta e che abbracci al gol! Quante volte mi sono trovato a Ppiazza dei Cinquecento o Colle Oppio per scontri e poi finiva a taralucci e vino perché dall’altra parte c’era Bob Rock o il Roscio e con “ma ch’e stai ha fa’ qua?... daje bono questo è amico mio…” si tornava a casa contenti di aver visto l’amico ed evitato una cretinata. Nessuno l’ha mai voluto dire ma il CUCS è stato il primo e vero passo di disgelo sociale in una città all’epoca violenta come Roma. A quei tempi nessuno di noi cercava gloria o apparizioni in TV, certe cose le sapevi, le facevi, le vivevi e basta; erano dentro di noi, e il fatto di andare in curva la domenica significava andare nell’unico posto dove finalmente non dovevi guardarti le spalle dai nemici. Qualcuno all’inizio cercò di far spaccare il CUCS, ma propio questa forza di fratellanza fece sì che più ci si provava, più profondo il legame con il gruppo diventeva.

Il CUCS di domenica in domenica diventa sempre più famoso e popolare. I tamburi (più di 40), le riunioni infrasettimanali su come migliorare i canti e come disegnare nuove bandiere, lo studio (è vero credetemi) su come tifavano altri gruppi in Italia e moltissimo in inghilterra tramite i video Super8 quasi sempre forniti da Malfatti e Bonci, allontanano tanti giovani da una politica stupida, diventiamo (mi inorgoglisce dirlo) esempio per tante giovani tifoserie italiane che ci seguono e scelgono di sfogare una rabbia sociale in canti per la propia squadra piuttosto che in risse di piazza. Ci si accorge che qualcosa di diverso e potente è nato: tifare e dimostrare il credo per i propio colori non è più un’azione di serie B, da basso popolino, ma lo si fa con orgoglio, con fierezza.

Il fatto di Paparelli è l’evidente ingenuità del gruppo nel non sapere gestire le teste calde. Se ne è parlato e riparlato, quindi non voglio entrare anch’io nella demagogia dei “se” o dei “ma”. La verità è che quello che successe quella domenica di ottobre sarebbe potuto accadere altre 1000 volte in passato in qualsiasi altro punto dello stadio, Sud compresa. Se una parte della violenza politica era stata emarginata, un’altra parallela stava crescendo se pur in forma minore, quella stupida e ottusa della rissa ad ogni costo che esplodeva sempre prima dei derby. Mi ricordo che quella mattina le forze di polizia giravano per tutta la città. Alle 11 già si registravano scontri e nei capolinea di quartiere c’erano una o due volanti della polizia. Molti di noi lasciarono la curva quasi subito con un senso che qualcosa si sarebbe rotto di lì a poco, con un feeling che uno stupido razzo stava facendo morire non solo un povero cristiano, ma anche un’idea che, come l’uomo, non doveva assolutamente morire.

Per il CUCS fu un colpo tremendo. Molti furono chiamati dalle autorità (me compreso, immaginate i miei... avevo appena 17 anni) per testimoniare e dare informazioni. Tutte le tessere del CUCS vennero sequestrate e tutti gli iscritti registrati in una lista informativa che ti schedava come un dannato. Nell’arco di 24 ore per tutta l’Europa eravamo divenati il gruppo assassino, quelli che ammazzano anche negli stadi. Per i fondatori fu un momento di profonda crisi. Il CUCS nato come unione e “underground protesta” alle morti per politica, a sua volta rischiava di scomparire per aver provocato quello che mai prima era accaduto, una morte sugli spalti. Fummo spaccati, addirittura con la paura di vederci, chi come me conosceva Zigano o Marco si sentiva spiato in qualsiasi momento. Lo ammetto, per più di un anno non tornai allo stadio.

La rabbia del gruppo nel gridare la propia innocenza morale fu comunque forte. Un gesto non doveva distruggere quanto di buono i CUCS volevano dire e quanto significava nel panorama del mondo del tifo questo gruppo. Già due anni dopo, grazie anche all’entrata di Viola, quel passato sembra lontano. Diventiamo maestri nel tifo e nella coreografia. All’estero le tifoserie ci guardano con rispetto. Quello che all’inizio si sognava finalmente è arrivato. Diventare un’icona nella storia del tifo, aver saputo indicare una strada nuova e averla percorsa in maniera completamente differente. Oggi guardando al passato mi sento orgoglioso di aver vissuto quei momenti e di essere stato testimone di un progetto così profondo di valori e splendide emozioni degne di essere raccontate dalla penna di qualche grande scrittore. Quando mi chiedono se vivendo così tanti anni all’estero non mi manca Roma rispondo sempre: sì, “LA ROMA” mi manca tantissimo.


Powered by Plone CMS, the Open Source Content Management System

This site conforms to the following standards: