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Arancia (rossogialla) meccanica

by Oth... last modified 09/09/2006 14:52

Come il popolo, anche i nostri ragazzi subiscono il fascino di essere lo spauracchio dei potenti.

Aldo Palazzeschi, ad inizio secolo, non aveva avuto la possibilità di vedere le nostre truppe salire a Torino e dominare nella neve. Sicuramente però avrebbe tratto l'ispirazione per poter provare, pensare e dire "lasciatemi divertire" anche se fosse stato un semplice spettatore o uno dei 214 eroi che hanno raggiunto Torino senza rimanere sul campo dell'autostrada. Il fatto è che noi ci divertiamo perché in un mese abbiamo raggiunto tutto quello che ci gratifica veramente: un'identità, uno stile, una squadra di cui essere orgogliosi. Una piccola Olanda si è detto e credo che miglior definizione non poteva esserci per chi, come me e tanti altri, hanno fatto del ricordo di quella squadra bella (nel gioco) e maledetta (per le due finali mondiali perse), quasi una filosofia calcistica.

Il nostro allenatore ha chiuso un cerchio che raccoglie tutti gli aspetti più belli che potevamo aspettarci e che forse solo con la vittoria di uno scudetto potrebbero essere barattate. Un uomo che guarda a muso duro i giornalisti quando parlano male dei suoi e nostri ragazzi e che, per la prima volta da quando seguo la Roma, definisce i tifosi con "la nostra gente", perché ha capito che a Roma tifosi e popolo sono la stessa cosa; e il popolo non mangia al tavolo dei potenti sdraiato sul triclinio ma soffre per cercare di ottenere un dignitoso benessere, senza aspirare mai ad essere benestante per dovere divino. E come il popolo, anche i nostri ragazzi subiscono il fascino di essere lo spauracchio dei potenti, di osteggiare una potenza che, a prescindere se porterà successo o rimpianti, si rispecchia in una ripartenza che porta la palla a transitare per i piedi di mezza squadra, con uno, massimo due tocchi con sei, sette corrazzieri ad accompagnare e scortare il pallone verso la porta avversaria. E con lo sguardo il condottiero in panchina coccola la sua creatura forgiata con l'ostinata forza delle sue convinzioni; e delineando i contorni di un'opera fatta di atletismo, schemi e velocità il poeta "si diverte, pazzamente, smisuratamente!" a sbriciolare in poche gare tutta l'impalcatura dei luoghi comuni come "le due squadre", "l'imbattibilità casalinga", "lo stile-juve". Tutto in frantumi come le vellutate certezze create dalle penne amiche, le stesse stilografiche che, offese dagli affronti degli eretici uomini dell'Urbe, si affrettano a difendere il feudatario padrone malmenando dialetticamente i profanatori. "Cosa sono queste indecenze? Queste strofe bisbetiche?". E un coro reazionario, dal maratoneta che fa il cucchiaio all'operaio da 1500 euro al mese, ad ammutolire la grigia schiera e rispondere fieri: "Licenze, licenze, licenze poetiche! Sono la nostra passione! Sono la spazzatura delle altre poesie".

Come le piatte atmosfere di un conformismo e di un ermetismo calcistico che negli anni '70 videro sbigottiti il terzino partecipare alla manovra offensiva, i 14 passaggi dal calcio d'inizio fino al calcio di rigore senza far toccare palla agli avversari, le mogli in ritiro, così adesso la dignità che nasce dagli insulti, dalla mancanza di risultati, dai fuoriclasse presunti che fuggono, ai tribunali che puniscono, purifica l'anima e il corpo di gente che umilmente proverà "di voler con così poco tenere alimentato un sì gran foco". "Certo" come lo stesso Aldo di allora sottolineava "è un azzardo un po' forte scrivere delle cose così, che ci son professori oggidì a tutte le porte", e in tutti i salotti come quello dell'Aldo di oggi ad esempio. Ma l'artefice di tutto questo ne è consapevole, perché ha compreso che l'Urbe non disprezza le vittorie, ma soprattutto pretende la dignità e la fierezza le quali, in un tempo in cui "gli uomini non dimandano più ai poeti", sono le virtù che piantano le solide fondamenta di meravigliose scorribande palla al piede a tutte le latitudini, con ogni clima; che danno nuovo vigore a chi ha sempre osteggiato orgoglioso il sangue e oro; che trasformano onesti mediani in funamboli e fanno del fuoriclasse il più umile dei portatori d'acqua.


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