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Il calcio, la politica, l'odio

by Pablo last modified 09/09/2006 14:52

Dopo quanto successo Domenica 29 gennaio allo Stadio Olimpico molti imputano la colpa alla politica, altri al calcio in sé, Ma siamo sicuri che sia così?

Si sono dette molte cose dopo l'episodio di domenica 29 gennaio allo Stadio Olimpico. Alcune sacrosante nella loro ovvietà,altre invece considerate sacrosante solo perché ovvie, o meglio dire, banali. Tra queste la più gettonata sembra essere quella che dice "fuori la politica dagli Stadi". Pretesa abbastanza ovvia e, quindi, considerata di per sè indiscutibile. Ma siamo proprio sicuri che la cosa da scacciare dagli stadi sia la politica? O meglio, è definibile come politica l'esposizione di striscioni recanti scritte quali "lazio e livorno stessa iniziale stesso forno" o "Got(sic!) mit uns". Io dico di no, se non in senso molto vago e lasco. La politica, se vogliamo definire la parola, non è niente altro che il modo in cui i cittadini (o i loro rappresentanti se preferite) prendono decisioni per risolvere problemi di carattere collettivo. Cosa c'entri questo con l'esposizione dei citati striscioni, ancorché accompagnati da simboli dell'estrema destra o effigi mussoliniane (e se fossero state falci e martello ed effigi del Che poco sarebbe cambiato, se non la distribuzione dell'indignazione tra i commentatori) non si capisce. In fondo nessuno all'interno dello stadio ha mai raccolto firme per un referendum qualsivoglia nè ha raccolto soldi per i paesi del terzo mondo, cose di certo più politiche di quelle già ricordate. Direi che quello che è accaduto domenica, e in tante altre circostanze, ha molto molto più a che vedere con l'odio che non con la politica. In fondo la minaccia del forno crematorio era rivolto non ad un avversario politico, o nazionale, o razziale, ma a dei nemici calcistici (livornesi e laziali) e se non ci fosse stato il cattivissimo gusto di accennare ai forni crematori, a soli due giorni di distanza dalla Giornata della Memoria, ed il corredo di bandiere nere, celtiche, svastiche, e ritratto del Mascellone (non Capello, quell'altro) con aria marziale, la cosa sarebbe passata inosservata. Quindi più che politica direi ideologia dell'Odio, che quindi prende come propria bandiera, più esistenziale che politica, ciò che storicamente più si avvicina all'Odio, e quindi i simboli e la mitologia del Nazismo. E' inutile starsi a chiedere quanti di quei ragazzi siano consci del significato reale di quello che hanno fatto, perché a loro interessa il significato che loro gli danno. Ed è abbastanza ovvio che qualcuno ci marci sopra per fare proselitismo a buon mercato, d'altro canto ognuno usa i mezzi che ha, chi le televisoni e chi le curve. La domanda,casomai, è questa: è colpa del calcio? E' il calcio che come rito o in sé fa esplodere tutto questo, é il calcio che porta nel suo Dna questo Odio che poi produce questo tripudio di bandiere nere, svastiche o, nel migliore dei casi, i BUU e i fischi nei confronti dei giocatori con un colorito un po' più scuro della media? Molti pensano di sì, e apparentemente sembrano aver ragione, ma se riflettiamo un attimo vediamo che non è così. Certo, la violenza e l'odio albergano negli stadi in dosi massicce ma non è che il resto della società stia poi tanto meglio. Viviamo in città caotiche dove la gente è sempre più nervosa ed insofferente, dove si rischia di venir ammazzati per una precedenza non data o una strisciata sull'auto, dove i programmi televisivi più seguiti sono quelli in cui alcuni personaggi famosi o in cerca di popolarità litigano, si insultano e, se si è fortunati, ci scappa la rissa, dove alcuni si sono costruiti una carriera con programmi-spazzatura pieni di risse e litigi. E se guardiamo agli esempi che vengono dall'alto le cose non vanno meglio, risse parlamentari con lancio di telefonini cellulari verso gli avversari politici, accuse, controaccuse, confronti televisivi non basati sulle argomentazioni ma sugli sfottò e sull'interruzione sistematica dell'interlocutore... e qui mi fermo. Se nella società è così diffusa la maleducazione, la volgarità e l'odio non si può certo pensare che lo Stadio ne sia immune, anzi. Qui semplicemente il tutto viene decuplicato dalla forza della massa, dal fatto che lo stadio è ormai da anni zona franca (e forse bisognerebbe chiedersi il perché) e viene spettacolarizzato e riprodotto in tutte i salotti, televisivi e familiari, rendendo solo evidente ciò che è sottinteso in tanti atteggiamenti e discorsi. In un mondo dove sei qualcuno solo se appari, e dove il più forte mangia il più debole, c'è poi da stupirsi se qualcuno vuole provare di esistere cercando di apparire come uno che odia tutti gli altri ed è pronto a mandarli in un forno crematorio per una partita di calcio?


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