Inghilterra amara
Nell'andata degli ottavi di Coppa Uefa, il Middlesbrough si impone grazie ad un rigore di Yakubu in avvio di gara. Una Roma generosa non riesce a ribaltare la situazione: si deciderà tutto tra una settimana all'Olimpico
Piove fittamente in quel di Middlesbrough, grigia città inglese che ospita questa sera l'andata degli ottavi di finale di Coppa Uefa. La Roma varca la Manica con gli uomini contati, oltretutto ferita nel morale da quel maledetto gol di Materazzi che ha interrotto sul più bello un record che pareva non dovesse mai avere una fine.
La formazione messa in campo da Spalletti risponde alle esigenze di un ragionevole turn-over, nei limiti del possibile per una rosa tanto risicata. Curci torna tra i pali, mentre Kuffour prende il posto di Chivu. Aquilani, febricitante, va in panchina, ed il suo posto viene preso da Kharja. Taddei, anch'egli in forte dubbio per tutta la giornata, risponde per l'ennesima volta all'appello, andandosi a sistemare nella propria zona di competenza, alle spalle dell'unica punta (che punta non è) Mancini.
Il "Boro" è formazione esperta ed irriducibile, composta da tante vecchie glorie del calibro di Southgate, Mendieta e Hasselbaink, che la Roma ritrova dopo quell'eroico Leeds-Roma di zemaniana memoria. Viduka, apparso recentemente in gran forma, si accomoda invece in panchina.
Il campo è pesante per la gran pioggia, e sin dalle prime battute i giocatori fanno immensamente fatica ad orchestrare trame degne di questo nome. Ma al 5', un lancio lungo di Mexes trova inaspettatamente libero Perrotta nell'area avversaria: anche Simone pare sorpreso, tanto è vero che sbaglia il controllo e non riesce ad ottenere nulla più che un improduttivo calcio d'angolo.
La Roma, tuttavia, pare essere non ben registrata nelle fasi iniziali, e subisce sin da subito il fervore inglese. E' il 10', quando Mendieta lancia in profondità un Hasselbaink furbo nell'ottenere un calcio di rigore dovuto all'impatto con un Curci troppo irruento in uscita. Dal dischetto Yakubu trasforma senza esitazioni e gli inglesi, alla prima vera occasione, passano in vantaggio.
I giallorossi paiono non riuscire a venire a capo di un match nato male: il loro gioco di fraseggi e velocità mal si adatta al fondo di un terreno viscido ed infame. Meglio i padroni di casa, probabilmente più adusi a queste condizioni climatiche.
Per tutto il primo tempo, infatti, gli uomini di Spalletti non riescono ad imbastire la benchè minima reazione, ed il portiere australiano Schwarzer dorme sonni relativamente tranquilli.
A dir la verità, dopo il trambusto iniziale, anche dalle parti di Curci succede poco o nulla: giusto un paio di tiri sballati dalla distanza del vecchio Hasselbaink e di Boateng, che nell'occasione divora un buon contropiede.
E' il Middlesbrough, però, ad avere dalla sua l'inerzia della gara, ed è frustrante osservare una Roma che stasera pare proprio non essere riuscita a calarsi nella giusta mentalità del match: scarsa personalità, troppi uomini acciaccati e i primi scellerati fischi dell'arbitro Sars sono la cornice di un primo tempo brutto, condito da emozioni scarsissime.
Ci si aspetta un cambiamento nel secondo tempo, se non altro a livello mentale: gli uomini che rientrano in campo sono difatti sempre gli stessi, ma un Taddei finora ampiamente sottotono inverte la sua posizione con Mancini.
Gli ammonimenti di Spalletti sembrano aver però avuto effetto sui suoi calciatori, che con il passare dei minuti guadagnano metri su metri riuscendo nel contempo a frenare l'impeto dei padroni di casa, ora tesi a difendere la propria area di rigore.
Di occasioni vere e proprie non se ne vedono, ma si ha netta l'impressione di una squadra entrata in campo con la giusta mentalità: il pressing dei giallorossi mette in affanno la difesa inglese, ora scoperta nella ruvidezza tecnica di certuni elementi, tra cui spicca l'imbarazzante Pogatetz.
Il forcing romanista produce continui cross e corner, ma il Boro riesce - in un modo o nell'altro - a cavarsela in tutte le occasioni, contando poi di ripartire in contropiede.
Dopo un'ora di gioco, Spalletti pensa bene di inserire il giovane Okaka per Taddei: occorre una vera punta tra i molossi della difesa dei rossi d'Albione, ed il giovane bomber della primavera non appare certo intimorito di fronte ad avversari ben più grandi ed esperti di lui.
E' il momento di massima spinta, ed al 64' e Mancini a concludere di poco a lato con un insidioso tiro dalla distanza dopo una splendida combinazione veloce con Perrotta. E' l'occasione più nitida prodotta dai giallorossi, ed il brasiliano si mette le mani nei capelli per la disperazione.
Hasselbaink, vecchia volpe delle aree di rigore, non sta certo a guardare: tre minuti dopo risponde da par suo con una sassata dal limite, respinta da un sorpreso Curci in maniera tutt'altro che ortodossa.
La Roma pare ora diminuire l'intensità della propria spinta, ed allora ecco che in campo si affaccia anche Alvarez per Tommasi. Manca più di un quarto d'ora al termine, c'è tutto il tempo per recuperare.
La velocità ed i cross dell'honduregno regalano ulteriori attimi di paura ai tifosi inglesi, ora ammutoliti dal continuo giocare dei romanisti. Sono momenti di gloria per i tanti supporter romanisti giunti in Inghilterra, che ora possono scandire i loro cori più alti che mai.
La generosità palesata dai giocatori in campo non trova poi la concretezza sotto rete: è anzi il Middlesbrough, con il neo entrato Viduka ad avere le occasioni migliori. All'81' sembra finita, quando l'australiano (dopo un controllo di mano non visto dal disastroso arbitro francese) regala un pallone d'oro a Mendieta, ma l'ex-laziale spreca tutto calciando altissimo da posizione favorevole.
La Roma ora fatica ad imbastire il gioco, presa com'è dal ritorno di fiamma dei padroni di casa, ora abili a mantenere il possesso di palla. Ci vuole tutta la classe di Mexes, all'87', per fermare lo scatenato Mark Viduka, che poco più tardi rischia di far fare una magra figura a Curci in uscita alta.
Siamo ormai nel recupero, quando Cufrè serve intelligentemente di testa Mancini in area: il brasiliano non arriva per pochissimo alla deviazione. L'ultima occasione è ancora per lui, con un destro potente da venti metri che per poco non sfugge alle mani incerte di Schwarzer.
Finisce così, con una sconfitta amara data la caratura degli avversari, apparsi sicuramente alla portata anche di una Roma così disastrata nell'organico. Tra sette giorni appuntamento all'Olimpico per sovvertire il risultato: bisogna fare almeno due gol senza subirne nessuno.
Impresa tutt'altro che semplice.