Fateci sognare
La finale d'andata finisce in parità: Cruz gela l'Olimpico, ma Amantino nella ripresa rimette le cose a posto. Alvarez fallisce il gol vittoria nel finale; ci giocheremo tutto a Milano
Quant'è bello l'Olimpico stasera: il richiamo della finale di coppa è davvero irresistibile, settantamila romanisti invadono gli spalti e li riempiono di vita, di colori, di emozioni. La tensione è palpabile, figlia di una serata all'insegna del grande calcio.
E' di nuovo Roma-Inter, proprio come l'anno scorso, ma fortunatamente questa volta l'esito della sfida non è così scontato: la squadra di Spalletti, mai così vicina ai propri tifosi, è chiamata alla grande impresa per battere lo squadrone di Roberto Mancini. In panchina c'è anche Francesco Totti, rientrato a poco più di due mesi dal famoso incidente alla caviglia proprio per l'occasione.
In campo l'unica novità è Kharja, chiamato a sostituire lo squalificato Dacourt e l'infortunato Aquilani. Il clima è caldo nelle prime battute, ma è l'Inter a partire meglio: i nerazzurri paiono più solidi e decisi, e passano subito in vantaggio al 7' con Julio Cruz abile a scattare sul filo del fuorigioco e a battere Doni con un preciso rasoterra.
I giallorossi, tramortiti dall'estemporaneo exploit interista, faticano a ritrovare il bandolo della matassa. Diversi minuti passano senza che i padroni di casa riescano a replicare dignitosamente ai nerazzurri: ma il forcing romanista costringe almeno l'Inter sulla difensiva, e non è poco. Adriano, ben stretto nella morsa della difesa romanista, non si vede mai.
Il pubblico, fomentato dalle giocate di gente grintosa e determinata come Mexes e De Rossi, alza la propria voce spronando la squadra a trovare il pareggio. E' proprio Daniele, al 34', grazie ad un suo cross deviato da un avversario, a costringere Julio Cesar al primo serio intervento a difesa della propria porta.
Nonostanti gli attacchi incessanti, i giallorossi non riescono a centrare l'obiettivo, vuoi per imprecisione, vuoi per le buone prestazioni dei difensori nerazzurri. Paradossalmente sono proprio gli ospiti, nel finale, ad andare più vicini alla realizzazione: al 44' Stankovic chiama alla grande parata Doni con una punizione dalla trequarti, mentre in pieno recupero un contropiede di Cruz viene sventato da una pronta uscita dell'estremo difensore romanista.
La ripresa si apre con una sorpresa: Chivu non ce la fa, al suo posto entra Cesare Bovo. Il Capitano, invece, si gusta il torello dell'intervallo e si accomoda nuovamente in panchina.
La Roma fa subito vedere di non avere assolutamente voglia di mollare la presa: al 48' Favalli anticipa di un soffio Taddei, ed un minuto dopo è sempre lo stesso brasiliano ad andare vicino al gol su cross di Panucci. La sua conclusione, però, sfila di un metro a lato.
Al 55', la squadra di casa viene finalmente premiata, grazie ad un veloce contropiede sviluppatosi sulla fascia destra, e chiuso con un preciso cross di Taddei. De Rossi, appostato in area, improvvisa un maradoniano colpo di tacco che libera Mancini alla conclusione. Il brasiliano non sbaglia e la Roma può ora partire alla ricerca della vittoria.
L'Inter, infatti, è sempre meno intraprendente e poco tesa ad offendere. Il solo Figo può fare poco, quando gli attaccanti non sono proprio in serata.
La Roma invece ha ancora tanta voglia, ed al 59' anche Mexes prova la gloria, con un forte tiro respinto sulla linea da Pizarro. Un minuto dopo ci riprova Mancini: il suo calcio di punizione filtra tra le gambe della barriera, ma trova uno Julio Cesar attento e concentrato che para agevolmente.
Spalletti è contento, la sua squadra sta giocando come vuole lui e i nerazzurri sono in oggettiva difficoltà; purtroppo i giallorossi pagano la mancanza di qualità in mezzo al campo, e le loro iniziative spesso falliscono per meri difetti di precisione.
Di tutto ciò se ne può avvantaggiare il solo Roberto Mancini, che vede nell'incedere implacabile del tempo un valido alleato. L'allenatore interista spezza il ritmo agli avversari facendo entrare Burdisso, Cesar e Martins, ed i suoi in campo fanno altrettanto inscenando continue perdite di tempo.
Com'è naturale, la squadra di casa affievolisce la propria spinta e gli ultimi minuti di gara vivono di un sostanziale equilibrio privo però di grandi emozioni. Spalletti però le vuole provare tutte, ed allora inserisce anche Alvarez ed Okaka in luogo degli stanchi Tommasi e Mancini.
Proprio l'honduregno, in pieno recupero, ha la palla che potrebbe cambiare la storia di questa finale: il lancio di Perrotta è perfetto, meno lo è però il suo destraccio che trova la miracolosa respinta di Julio Cesar. Edgar, l'unico insieme a Rosi a non aver ancora realizzato un gol in questa stagione, si dispera per il macroscopico errore, così come tutto il pubblico presente si rammarica per quest'occasione gettata alle ortiche.
Finisce in parità, risultato che regala un vantaggio minimo all'Inter. Ma la grinta dei ragazzi in campo, e il sorriso sincero e allegro di Francesco Totti ci regalano ancora una possibilità: questa volta, a Milano, ce la giocheremo. E scusate se è poco.