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In finale con Francesco

by SpiderMax last modified 09/09/2006 14:52

Questa volta la rimonta riesce: battuto il Palermo grazie alla rete di Tommasi, poi tanta sofferenza. A maggio replica della sfida dello scorso anno contro l'Inter: questa volta per vincere!

Serata che ha il sapore d'Europa, questa dello stadio Olimpico: la Roma riceve il Palermo, per la semifinale di ritorno di Coppa Italia. Partita che ha un'importanza particolare soprattutto i siciliani, che, qualora si qualificassero, avrebbero la certezza assoluta di partecipare alla prossima coppa Uefa.

Nei giorni precedenti la sfida si era fatto largo, nella tifoseria romanista, un interrogativo inquietante: meglio lasciare la finale ai siciliani, per poter avere poi qualche "agevolazione" nel match di sabato proprio in casa dei rosanero? La risposta dei sessantamila romanisti, tra cui spicca la presenza di capitan Totti nel cuore della Sud, è chiara ed univoca: la Roma vuole la coppa, e la vuole anche Spalletti, anche se la formazione schierata lascerebbe supporre altro. Ma si sa che quest'anno, chiunque vada in campo, dà il 101% per la causa.

E così ecco Doni in porta, per preservare il giovane Curci che sarà titolare in campionato per la squalifica del brasiliano. In difesa ci sono Bovo e Kuffour, mentre sorprende l'innesto di Kharja nella batteria dei cosidetti trequartisti.

La partenza è di quelle che lasciano ben sperare: i giallorossi danno dimostrazione pratica di volersi giocare la partita, evitando squallide pastette triste consuetudine del calcio italiano. Dopo le prime fasi di studio, sono proprio i padroni di casa ad insediarsi stabilmente nella metàcampo avversaria, anche se bisogna attendere il 17' per vedere il primo tiro di una certa pericolosità diretto verso la porta di Agliardi. Kharja, da buona posizione, allarga troppo d'esterno.

Sull'azione susseguente occasione colossale per i siciliani: Kuffour conferma il suo non brillante stato di forma facendosi sfilare il pallone da Caracciolo, che si dirige solingo verso Doni. L'estremo difensore brasiliano è bravissimo ad ipnotizzare l'attaccante rosanero, e poi è altrettanto prezioso Panucci nel ribattere sulla linea la seconda conclusione dell'ex-bresciano. La grinta di Christian, che compie proprio oggi 33 anni, testimonia la voglia di vincere di questa squadra.

La partita si scalda: al 22' è Tommasi ad avere una grande chance, ma sul perfetto cross di Taddei Damiano manca clamorosamente il pallone. E' il centrocampista di Negrar il grande protagonista di questo scorcio di gara: al 29' intercetta con una mano in piena area un cross di Corini toccato da Brienza (fortunatamente Racalbuto non vede), e nell'azione successiva è bravo ad inserirsi bene su cross dalla trequarti di Cesare Bovo. Il colpo di testa stavolta è perfetto, Agliardi inesorabilmente battuto: lo stadio esplode di gioia, con questo risultato si va in finale.

Il Palermo non ci sta e comincia ad innervosirsi: Zaccardo, inspiegabilmente rivale di Panucci in Nazionale, colpisce Dacourt a palla lontana e viene giustamente ammonito. Sono tanti i palloni riversati nell'area romanista, ma Chivu e compagni fanno buona guardia e di pericoli non ne arrivano, nonostante lo scalpitante di Michele.

Canovaccio scontato nella ripresa: la manovra al Palermo, le ripartenze alla Roma. Contropiedi che rischiano di far molto male ai rosanero, come al 49' quando Tommasi, ancora lui, viene anticipato d'un soffio da Barzagli.

Gli ospiti, consci dell'occasione storica che si stanno lasciando sfuggire (sarebbe per loro la prima finale di Coppa Italia) continuano a creare grandi volumi di gioco, ma è la Roma, con un Mancini in gran serata a creare più di qualche grattacapo agli avversari.

Al 62' Grosso prova la gran botta da fuori, ma Doni è sicuro nella parata sulla conclusione troppo centrale del difensore palermitano. E' un periodo favorevole agli ospiti: al 69' splendida torre di Makinwa per Barone, ma il centrocampista preferisce rimettere in mezzo piuttosto che azzardare una facile conclusione.

Comincia ad affiorare la stanchezza, e Spalletti inserisce Perrotta e Rosi in luogo di Dacourt e Taddei. Le forze fresche dei nuovi arrivati leniscono le sofferenze degli ultimi minuti di gioco, minuti nei quali gli ospiti provano ormai il tutto per tutto per centrare la storica finale.

Si soffre parecchio, ma il dominio dei rosaneri non si tramuta mai, o quasi mai, in qualcosa di pericoloso. Passano i minuti e i romanisti sono maestri nel far scorrere il tempo, un po' meno nell'approfittare delle vaste praterie che inevitabilmente si aprono: prima Perrotta e poi Mancini mancano il raddoppio per una vera inezia.

Si arriva così, fatalmente, al solito finale vietato ai malati di cuore: per difendere il fortino Spalletti si affida anche a Mexes, che rileva un impagabile Tommasi. Una presenza forte e sicura per superare un momento difficile, in cui la squadra subisce troppo la veemente quanto confusa reazione rosanero.

Una sola occasione esce fuori dal bailamme finale: Terlizzi si ritrova tutto solo all'interno dei sedici metri, sembra il preludio della fine, della solita occasione sfumata per la solita cronica distrazione. E invece no, Doni si ritrova il pallone magicamente tra le mani, come se la fortuna l'avesse calamitato tra le sue possenti estremità: la Roma è in finale, per la gioia dei tanti tifosi romanisti e per la delusione di Papadopulo, che dimentico delle regole del fair-play, dà in escandescenze al fischio finale, prima di lanciare minacciosi strali in vista del prossimo confronto di campionato.

Forse qualcuno si aspettava una Roma più "morbida", ma evidentemente non conosceva bene Spalletti e la sua proverbiale sportività, che alla fine dei giochi trionfa (quasi) sempre: in finale troveremo di nuovo l'Inter, ma questa volta ce la giocheremo fino all'ultimo minuto. Vogliamo sul nostro petto quella coccarda tricolore, dopo tante finali sfortunate ce le meritiamo. E con Francesco in campo sarà tutta un'altra storia.


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