Di nuovo nostro
La Roma si aggiudica un derby spettacolare per 3-2: subito in vantaggio la Lazio con Rocchi, i giallorossi replicano con le perle firmate Vucinic, Mancini e Perrotta. Inutile il gol di Ledesma, i ragazzi di Spalletti vincono e sono sempre secondi dietro l'Inter
Derby, un anno dopo. Da vendicare una batosta inattesa, ma soprattutto da vincere una partita che, oltre al gusto della rivincita, regalerebbe nuovi stimoli in vista della lotta scudetto con l'Inter.
Totti a casa: come con il Milan, Spalletti è forzatamente costretto a rinunciare al suo fuoriclasse. Dentro allora la stessa squadra che ha battuto i rossoneri, con Panucci stavolta preferito a Cicinho, con Cassetti a sinistra e Tonetto ancora esterno alto. La Lazio arriva al derby sull'onda di una crisi che potrebbe trovare - come da tradizione - il suo stop proprio stasera.
E partono bene i biancoazzurri, che giocano non avendo nulla da perdere: più autoritari e determinati nelle fasi di avvio, Rocchi e compagni bloccano una Roma entrata forse troppo svagata in campo; come svagato appare all'undicesimo Mancini, capace di fallire una buona occasione spedendo in Curva Nord un bel pallone crossato da Tonetto. Non sbaglia invece proprio Rocchi un minuto dopo, quando - ben pescato da Pandev - sorprende un indeciso Mexes e batte Doni con un diagonale potente e preciso.
Il vantaggio laziale rievoca i fantasmi del passato, ma forse proprio per questo la Roma riesce finalmente a svegliarsi: al 16' ci potrebbe essere subito il pari, ma a Vucinic di segnare gol banali proprio non va, e così eccolo farsi ipnotizzare nell'uno contro uno con Ballotta. Il montenegrino si rifa però appena tre minuti dopo: insistente scambio con Mancini all'interno dell'area e sinistro veloce che batte l'estremo difensore biancoazzurro. Consueta ammonizione per il montenegrino, al terzo gol in altrettante partite.
Il pareggio ottenuto sblocca i giallorossi, che ora prendono per mano la partita macinando gioco a più non posso; al 32' un tiro di Mancini da 20 metri finisce fuori di un metro, mentre lo scatenato Vucinic viene fermato appena in tempo da Ballotta in uscita al 41'.
Il gol è però nell'aria, e arriva puntuale un minuto dopo: altra triangolazione al limite dell'area, con questa volta uno splendido Mexes nell'insolita veste di rifinitore; morbidissimo il pallone che il francese mette sui piedi di un Mancini finalmente ai suoi livelli che conclude da killer la splendida azione. Risultato ribalta ed Olimpico che esplode per una Roma ed un Amantino ritrovati.
Ripresa dal copione scontato: Lazio subito arrembante alla ricerca del pareggio, ma le conclusioni di Stendardo e De Silvestri non trovano fortuna. Situazione congeniale ora alla squadra di Spalletti, che può sfogare la propria supremazia anche tramite scatenate ripartenze: e proprio grazie ad una di queste al 59' si trova la terza rete, con una superba girata volante di Vucinic su cross di Tonetto che libera un Perrotta capace di superare Ballotta con un pallonetto prima di depositare il pallone nella porta ormai sguarnita e festeggiare con i compagni sotto la curva.
A questo punto il tracollo laziale pare veramente ad un passo, e lo stesso Tonetto rischia di trovare un incredibile gol un paio di minuti dopo con un pallonetto alzato in angolo dall'estremo difensore avversario. Si vivono minuti di paura e rassegnazione nelle fila biancoazzurre, che sbagliano ora palloni su palloni prima di poter accennare ad una reazione.
Il subentrato Meghni al 70' si guadagna una punizione dal limite: splendida l'esecuzione di Ledesma che realizza il suo secondo gol nel derby con un tiro che sbatte sotto la traversa prima di infilarsi inesorabilmente in rete. La partita che sembrava chiusa ora si riapre, e la Lazio trova insospettabili energie mentre la squadra di Spalletti, per converso, comincia a perdere quella baldanza e quella sicurezza che ne avevano caratterizzato finora il rendimento.
La stanchezza si fa sentire tanto, ed ecco volare i cartellini gialli (De Rossi, ammonito, sarà squalificato), oltre alle inevitabili sostituzioni: nella Lazio entrano anche Firmani e Makinwa, mentre Spalletti risponde con l'inserimento di Giuly (per Mancini) e di Brighi per un ottimo Pizarro. Particolarmente utile l'ingresso del centrocampista ex-Juventus, che si pone a frangiflutti delle iniziative avversarie, che difatti, nonostante i tanti minuti a disposizione e la voglia di recuperare, scarseggiano oltremodo, eccezion fatta per i tanti palloni messi in mezzo all'area ma comunque sempre sventati da Mexes e da uno straordinario quanto elegantissimo Juan.
I minuti passano e la Roma, in un modo o nell'altro, riesce a tenere il risultato. A tre minuti dal termine ci sarebbe anche la chance per chiudere i conti, ma Cassetti arriva stanco sul lancio di Giuly e indirizza un flebile pallone tra le braccia di Ballotta; al novantesimo, tra gli applausi romanisti ed i fischi laziali, esce anche Mirko Vucinic, assoluto protagonista di questa stracittadina: al suo posto Cicinho, per una squadra che punta ora esclusivamente a difendere lo striminzito vantaggio nei tre minuti di recupero (poi diventati quattro) ordinati dall'arbitro. Minuti che passano con il pathos, sì, ma senza ulteriori complicazioni: su di un fallo di Rocchi su Doni si chiude di fatto il match, con il triplice fischio finale che arriva a sancire la superiorità giallorossa ed il ritorno alla vittoria nel derby che regala nuova gioia al pubblico romanista. Sempre con un pensiero fisso all'Inter, a quel primo posto sempre ad un passo.