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La squadra che esiste sulla carta

by Stargazer last modified 02/03/2009 19:27

Leggi speciali, speculazioni finanziarie, truffe al mercato azionario, arbitri compiacenti, campionati falsati, cappa pesante di silenzio mediatico. Solo pochi anni fa tutto questo era sinonimo di Juventus, oggi significa Inter.

L'Inter viene accreditata come la squadra più forte d'Italia e l'andamento degli ultimi campionati sembra avallare questa ipotesi. In realtà l'Inter è una squadra virtuale che se vigesse il rispetto delle leggi non esisterebbe. Vediamo il perché, analizzando alcuni degli aspetti che concorrono a fare dell'Inter la squadra che esiste solo sulla carta.

SOLDI E FINANZA - L'Inter ha senza dubbio la rosa più ricca d'Italia e una delle più attrezzate d'Europa. Da molti anni spende sul mercato cifre astronomiche che le altre società non possono permettersi, e questo le ha consentito di scavare un solco tecnico quasi incolmabile con le squadre antagoniste. Ma da dove arrivano queste risorse finanziarie virtualmente illimitate? Una delle risposte porta una sigla - CIP6 - di cui ci siamo già occupati con un altro articolo. In estrema sintesi CIP6 significa che gli italiani pagano un sovrapprezzo del 6-7% sulla bolletta elettrica, denaro che - grazie ad un cavillo inserito ad arte - finisce nelle voraci tasche dei petrolieri. Solo nel 2004 le società di Moratti hanno incassato per questo quasi 360 milioni di euro. Già questo spiegherebbe molte cose, ma non finisce qui. Il 23 settembre scorso La Repubblica ha pubblicato un'inchiesta secondo la quale la società Saras (gruppo Moratti) avrebbe truffato il mercato azionario per 770 milioni di euro per ripianare un debito di 500 milioni a carico di un'altra società del gruppo, l'Inter. Ricapitolando: l'Inter percepisce 360 milioni di euro - probabilmente ogni anno - grazie ad un sovrapprezzo arbitrario sulla bolletta energetica di tutti gli italiani, può permettersi di accumulare 500 milioni di debiti e addirittura ripianarli truffando il mercato azionario senza conseguenze. Evidentemente un simile comportamento non è consentito alle altre società, che anzi spesso falliscono o vanno in sofferenza per molto meno. Grazie a queste disponibilità economiche "virtuali" l'Inter non solo può pagare prezzi fuori mercato per il cartellino dei migliori giocatori del mondo, ma può permettersi di offrire ai calciatori ingaggi doppi o tripli rispetto alle altre società, spesso portando via in questo modo giocatori importanti alle squadre avversarie. Quindi il gap tecnico accumulato dall'Inter sui concorrenti deriva da una situazione assolutamente anomala, quando non palesemente fuori dalla legge.

REGOLAMENTO A PARTE - L'aspetto più evidente di tutto l'affaire Inter riguarda molte partite falsate dagli errori arbitrali, sempre e immancabilmente favorevoli ai colori nerazzurri. Non ci stiamo a dilungare più di tanto su questo argomento, basti ricordare la partita dell'Inter col Parma lo scorso anno, così come Inter-Roma diretta da Rosetti sempre nella scorsa stagione, o più recentemente il gol di Samuel in doppio fuorigioco in Inter-Roma di Coppa Italia (arbitro Orsato), il gol di mano di Adriano con il Milan (sempre Rosetti) fino al rigore inventato ieri sera a favore dell'Inter con Roma in campionato (Rizzoli). Senza tanti interventi decisivi delle giacchette "gialle" l'Inter oggi non sarebbe campione d'Italia.

MEDIA E COMUNICAZIONE - C'è un aspetto di questo "strapotere" interista che oggi gli consente di mantenere lo status quo, ma è stato anche quello che ha rovesciato gli equilibri di potere preesistenti, spodestando la Juventus dal suo primato della truffa e prendendone il posto. L'inchiesta nota col nome di Calciopoli prende infatti l'avvio da una serie di intercettazioni telefoniche. Emerge alla luce del sole una verità che praticamente già conoscevano tutti: la Juventus di Bettega, Giraudo e Moggi governava un esteso sistema che le permetteva di alterare su larga scala i risultati delle partite con l'indispensabile complicità della classe arbitrale, non solo con lo scopo evidente di truccare a proprio favore i campionati, ma anche per esercitare ricatto sulle altre società. Queste intercettazioni sono naturalmente uscite dalla società monopolista delle comunicazioni telefoniche, la Telecom di Tronchetti Provera, uno degli azionisti di riferimento dell'Inter. L'inchiesta che ne è seguita ha soprattutto screditato la Juventus, che però ha subito una punizione del tutto inadeguata alla gravità dei reati commessi, "cavandosela" con un anno di serie B, pena comminata in passato ad altre società meno blasonate per essere state soltanto sospettate di aver cercato di alterare anche un solo risultato. Il risultato prodotto è stato una razzia dei migliori giocatori bianconeri da parte di Moratti e la conseguente posizione di vantaggio tecnico rispetto alle nuove concorrenti dirette, ancora impreparate a tale ruolo. Questa è la genesi. Oggi abbiamo un sistema mediatico volto a coprire sistematicamente ogni notizia o commento fastidiosi per l'Inter. Non si è mai parlato di CIP6, l'inchiesta Saras è sparita in un lampo, spariscono i continui favori arbitrali, tutto occultato dalla grande macchina della giustificazione.

A questo punto il quadro è piuttosto chiaro. L'Inter forte e vincente come la conosciamo oggi non esisterebbe in un contesto di legalità. Invece è successo che ad un regime di truffa colorato di bianconero se n'è sostituito uno nerazzurro, probabilmente più organizzato perché forte dell'esperienza e degli errori commessi dai predecessori. Un success-story virtuale, una squadra di carta che non esiste su nessun campo di calcio, l'illusione ottica di una serie di speculazioni finanziarie. Oltretutto con un'aggravante, quella di presentarsi con l'immagine della signorilità, di spacciarsi come "quelli onesti", finalmente il "calcio pulito". Che schifo.


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